A volte il cielo completo precipita in una stanza

e la illumina

Noi che non abbiamo questa fortuna
E la luce non è garantita dalla fornitura a fine mese
Delle nostre ansie faremo un grande caicco
Lo porteremo fuori dalla città a braccia
Per bruciarlo sulla spiaggia
E con la gola ancora arsa dalla fuliggine
Ci guarderemo allo specchio per la prima millesima volta
[Non avevamo ancora fatto in tempo ad abituarci a queste facce che già sono cambiate.
Le facce come le parole si rifiutano di stare ferme]
Andiamo a letto per accorciare il giorno e la resa
Far finta che questo giorno non sia successo, non si sia svolto
Tu dormi con gli arti sparsi, come fossi un vitello appena espulso dall’utero della vacca
È così lontano il giorno in cui scostasti la sedia vicino alla tua, ne schiaffeggiasti la seduta, indicandomi:
‘qui’ dicesti
E la gravità smise di attrarre il mio corpo alla terra, per condurmi da te.
Ma l’acqua che non si muove non è acqua da bere
Nemmeno per noi
Che fummo trasformati in italiani
Per comprendere le pene della sensibilità.
Ritorneremo sulla spiaggia del relitto
Del caicco riconosceremo a stento le assi portanti dello scafo
Tu mi guarderai e il tuo guardare sarà scoprente
Saremo interruttori tra codici che nemmeno noi comprenderemo
Scorticheremo le ore
Faremo della vegetazione intorno un lessico
E nelle parole troveremo rifugio.